San Michele, San Girolamo e il Patto del Gnocco: Le Radici Storiche di Mestre
27 Settembre 2024San Michele e San Girolamo: Una Celebrazione di Tradizione e Storia a Mestre
Il 29 settembre è una data di festa a Mestre, una città che celebra le sue profonde radici religiose e storiche attraverso il culto dell’arcangelo Michele, il suo patrono ufficiale. Tuttavia, la ricorrenza di San Michele si intreccia con altre figure e tradizioni, rendendo questo giorno un momento speciale per riflettere sulle leggende e sulla cultura locale.
Un Giorno, Due Santi: San Michele Arcangelo e San Girolamo
Oggi, mentre i ritmi della festa allietano la città, celebriamo due figure importanti: San Michele Arcangelo e San Girolamo. San Michele, il guerriero celeste, è considerato il vero patrono di Mestre, anche se il Duomo cittadino è intitolato a San Lorenzo Martire, che rimane riconosciuto come co-patrono. Infatti, nel XIX secolo, la città onorava San Lorenzo con una fiera che si teneva il 10 agosto, una tradizione oggi scomparsa ma ancora viva nella memoria collettiva.

Il 29 settembre, Mestre si veste a festa per celebrare il suo patrono, l’arcangelo Michele.
Questa data non è solo un’occasione religiosa, ma rievoca anche importanti episodi della storia della città, legati tanto alla diplomazia quanto alla gastronomia. Al centro di tutto c’è il famoso “Patto del Gnocco,” una tradizione che affonda le radici in una leggenda curiosa e in secoli di storia cittadina.
La Disputa con Mirano e il Patto del Gnocco
Nel XV secolo, la rivalità tra Mestre e la vicina Mirano, entrambe con San Michele come patrono, raggiunse il culmine. Le due città, distanti una decina di chilometri, desideravano celebrare la fiera patronale negli stessi giorni, creando una competizione per attrarre i visitatori. Per risolvere la disputa, il Senato Veneto decretò nel 1477 che Mirano avrebbe anticipato i festeggiamenti a ridosso di San Matteo (21 settembre), lasciando a Mestre la data del 29 settembre.
Secondo la leggenda, i mestrini convinsero i miranesi a cedere loro il giorno di San Michele in cambio di un piatto di gnocchi, offerto ai capifamiglia di Mirano. Questo accordo, passato alla storia come il “Patto del Gnocco,” divenne simbolo di ingegno e diplomazia culinaria. Anche se gli gnocchi dell’epoca non erano fatti con le patate – introdotte in Europa solo nel XVI secolo – rappresentavano già un piatto simbolico, preparato con ingredienti semplici ma ricchi di significato.
Gli Gnocchi Antichi: Una Ricetta della Tradizione
Gli gnocchi italiani più antichi, conosciuti prima dell’introduzione della patata, erano preparati con pane raffermo e farine di cereali. Questi piccoli bocconi, strappati a mano, erano spesso arricchiti con ingredienti come spinaci, zucca, frutta secca, latte e formaggio, creando piatti unici come i “zanzarelli” medievali o rinascimentali, descritti nel “Libro de arte coquinaria” di Maestro Martino da Como (1450 circa). Questi gnocchi, spesso serviti in brodo, erano un simbolo di ricchezza e fasto, particolarmente apprezzati durante feste o celebrazioni.
Solo nel XVI secolo, con l’arrivo della patata in Italia grazie ai Carmelitani Scalzi, gli gnocchi iniziarono ad assumere la forma che conosciamo oggi. Tuttavia, le ricette antiche rimangono un’importante testimonianza della creatività culinaria italiana.
Gnocchi o Macaroni alla Venessiana
Questa è la ricetta degli gnocchi antichi senza patate, detti per secoli macaroni, i protagonisti dell’opera geniale di Teofilo Folengo alias Merlin Cocai nel poema Baldus, detto appunto opus maccaronicus.
Procedimento (con quantità) per sei persone: bollire in una pentola mezzo litro di latte e 225 (duecentoventicinque) grammi di burro. Versare 300 (trecento) grammi di farina, e un po’ di sale, mescolando con forza con un cucchiaio di legno. Aggiungere 225 (duecentoventicinque) grammi di formaggio parmigiano. Quando la pasta comincia a staccarsi dalle pareti, metterla su un piano e lasciarla raffreddare. Dividere la pasta in filoncini e tagliare i filoncini in gnocchi.
Mettere a bollire una pentola di acqua salata, e versare gli gnocchi. Quando salgono in superficie sono pronti. Si condiscono con burro, parmigiano e noce moscata o cannella. A piacere anche con pepe e alloro. Oppure con il seguente tradizionale sugo di castrà.
Sugo di Castrà per gli Gnocchi
Ingredienti per sei persone: un chilo circa di carne di montone castrato; sedano, carota, cipolla; rosmarino e alloro; vino bianco; un po’ di concentrato di pomodoro; olio d’oliva, sale e pepe.
Procedimento: tritare il sedano, la carota, la cipolla, il rosmarino. In una padella mettere olio, alloro e soffriggere le verdure. Aggiungere la carne e rosolare. Aggiungere il vino bianco e evaporare. Aggiungere il concentrato di pomodoro, un po’ di acqua, sale, pepe e cucinare per minimo due ore.
San Michele e la Storia di Mestre
La festa di San Michele non è solo un momento di devozione religiosa, ma anche un’occasione per ricordare due eventi storici cruciali per la città di Mestre. Il primo risale al 29 settembre 1337, quando il comandante delle armate veneziane, Andrea Morosini, riuscì a corrompere 400 mercenari tedeschi al servizio degli Scaligeri, offrendo loro 10.000 fiorini. I mercenari tradirono il loro comandante e consegnarono Mestre ai veneziani senza combattere. Questo evento segnò l’inizio del dominio veneziano sulla città e divenne una data simbolica per Mestre.
Il secondo evento importante avvenne il 29 settembre 1513, quando Mestre subì un assalto devastante da parte di spagnoli e lanzichenecchi. Nonostante le gravi perdite, i mestrini rimasero fedeli alla Serenissima, e il Senato Veneto riconobbe questa fedeltà aggiungendo al loro stemma araldico le lettere “M” e “F” (Mestre Fidelissima), un titolo d’onore che celebra il sacrificio e il coraggio dei cittadini.
La celebrazione di San Michele a Mestre non è solo una ricorrenza religiosa, ma un intreccio di storia, leggenda e tradizione gastronomica. Il “Patto del Gnocco” e le ricette antiche che lo accompagnano ci ricordano l’importanza di preservare le nostre radici culturali, unendo il passato al presente in un festeggiamento che coinvolge tutta la comunità. Il 29 settembre, mentre si gustano gli gnocchi con il castrato, si rievocano secoli di storia mestrina, celebrando non solo il patrono, ma anche l’identità stessa della città.
Buon San Michele a tutti, e buon appetito!
Via Piave Summer Garden
15 Giugno 2024I Giardini di via Piave tornano a essere un punto di riferimento in città per l’intrattenimento e per le serate musicali, dal 14 giugno al 18 agosto 2024: animazione, live music, street food e molto altro.
L’area del Via Piave Summer Garden rimarrà aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 23 circa, e potrete trovare food truck e casette dove poter gustare snack dolci e salati, con grande varietà enogastronomica, oltre all’area bar e cocktail.
Un luogo perfetto per condividere l’entusiasmo calcistico, davanti al grande monitor che trasmetterà le partite del campionato europeo.
La ricca proposta musicale è pensata nell’ottica di coinvolgere tutto il panorama nazionale e internazionale, da Vasco Rossi ai Blues Brothers, oltre ad alcune band locali.
La collaborazione con il Meste Bookfest è un’altra grande novità: Francesca Giannone presenterà il suo ultimo libro proprio “Domani, domani” giovedì 20 giugno alle 19, come appuntamento “extra festival”.
Scopri tutto il programma su: https://www.viapiavesummergarden.it/
Breve storia della Torre civica di Mestre
4 Giugno 2024
La torre civica, originariamente parte di un sistema difensivo della città murata che consisteva in ben undici torri e torresini, fin dal 1573 fu corredata di un orologio pubblico e di un “Deputato alla Custodia, e regolazione del medesimo” anche se dalla documentazione attualmente nota non si conoscono i particolari del meccanismo che alimentava l’antico orologio (Barcella, 1839).
E’ certo, comunque, che nel 1824 la Delegazione municipale di Mestre approva una ordinanza “…per la ricostruzione dell’orologio comunale di Mestre, stabilito nella Torre sopra la Piazza delle Legne…” che dà l’avvio tra il 1826 ed il 1828, su precisa relazione dell’Ing. Barbon, ad importanti lavori di ristrutturazione. Alla torre venne aggiunta l’attuale merlatura ed una specifica commissione, composta da Girolamo Querini, Antonio Moro e Pietro Du Bois, coordinò la ristrutturazione dell’orologio ed la sostituzione della macchina che lo alimentava: nel 1827 la Cesarea Regia Delegazione provinciale autorizza i lavori sottolineando, altresì, che “si attende con sollecitudine la proposizione di vendita del vecchio orologio” (Barizza, 1992).
Gli interventi furono condotti dai provetti mastri trevigiani l’orologiaio Giovanni Fiorentin ed il meccanico Giuseppe Negrato: fu rifatto il quadrante sud in numeri arabi, eliminato un piccolo torricino ottagonale che sovrastava alla campana perché ne attutiva il suono e la stessa fu fissata su un blocco di pietra d’Istria sorretta da due sostegni in ferro, nella forma che ancor oggi si vede.
La funzione che la campana svolgeva, infatti, era considerata della massima importanza perché, oltre a battere le ore, i quarti e la mezza, serviva a regolare l’orario della scuola elementare, del consiglio comunale, nonché i giorni stabiliti per il vaccino contro il vaiuolo, momenti di diplomazia cittadina, gli allarmi per incendio o pericolo di inondazione ed altri di carattere straordinario.
Dal 1861 al 1877 l’orologio mostrò segni di cattivo funzionamento e sarà soggetto a continui interventi di manutenzione affidati all’orologiaio di Mestre Geremia Crivellaro.
Nel 1877 il meccanismo dell’orologio viene sostituito con una nuova macchina fornita dall’orologiaio di Udine Francesco Ceschiutti; parimenti la torre subì un pesante restauro con la eliminazieone di consistenti tratti di intonaco che ancora conservavano strati di antichi affreschi e venne lasciata come è adesso, a mattoni a vista ed i vani interni furono affittati a tal Antonio Gava sia per abitazione che per l’attività di caffettiere, con il compito di “custodia e regolazione” dell’orologio (Barizza, o.c.; Voltolina, 2001).
Nel 1902 l’orologio della torre, dopo anni di nuovi progetti e proposte tesi a rendere più leggibili le ore ed i minuti, ma anche per renderlo simile a quello della Torre dell’Orologio di Piazza San Marco a Venezia, subì l’apertura ai lati del quadrante di due finestrini che dovevano così facilitare la lettura di ore e minuti. Il nuovo meccanismo, proposto e fornito dalla locale ditta Luigi Cercato e che poggiava su tamburi ruotanti illuminati da corrente elettrica, evidenziò fin dall’inizio un cattivo funzionamento; tuttavia, solo nel 1909, a seguito di preciso parere di Francescio Ceschiutti, costruttore della vera e propria macchina dell’orologio, fu staccato definitivamente.
Neri primi anni 90 del XX secolo la torre fu sottoposta ad un radicale restauro da parte dell’arch. Guido Zordan che la portò all’aspetto attuale: nel 1992 la secolare macchina del Ceschiutti venne, così, sostituita da meccanismi elettronici forniti dalla ditta Trebino di Uscio (GE), specializzata fin dal 1824 proprio nei meccanismi per orologi da torre (Zordan, 1989 & 2001).
Dopo tanti anni di silenzio, dal 31 ottobre 2019 alle ore 12.00, torna a suonare la campana della Torre civica di Mestre.
Bibliografia essenziale
Barcella B., 1839, Notizie storiche del Castello di Mestre dalla sua origine all’anno 1832 e del suo territorio. Poggi editore, Venezia.
Barizza S., 1992, Mestre e la sua piazza. Il Cardo Editore, Venezia.
Barizza S., 2003, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea. Il Poligrafo Editore, Padova.
Bergamo P., 1963, I restauri della Torre di Mestre del 1878. Quaderno Studi Ricerche del Centro St. Stor. Mestre, 2.
Voltolina P., 2001, Mestreb attraverso le medaglie. Edizioni Voltolina, Mestre (VE).
Zordan G., 1989, La Torre Civica di Mestre – Progetto di recupero. Arsenale Editore, Venezia.
Zordan G., 2001, Lo spazio delle relazioni. Tre progetti pert il centro storico di Mestre. Marsilio Editore, Venezia..
M9
2 Giugno 2024M9 è il museo della Storia italiana del XX secolo. Per l’Italia, forse più che per altri Paesi, il XX secolo è stato quello delle più grandi contraddizioni: miglioramenti rapidi e prima impensabili nelle condizioni di vita e nel benessere della popolazione si sono affiancati a tragedie immani come le guerre più distruttive che si ricordi e guerre senza precedenti. recessioni economiche. Questi sviluppi e la devastazione hanno avuto un profondo impatto sulle condizioni di vita, sulle abitudini e sulla cultura dell’Italia fino al XXI secolo inoltrato.
Questo viaggio collettivo si è svolto nel corso di più di un secolo e prende vita in un museo originale, innovativo ed emotivamente coinvolgente che adotta la tecnologia multimediale e interattiva al servizio della narrazione storica. I visitatori sono immersi nel cambiamento della cultura, degli stili di vita, dei paesaggi naturali/urbani, delle scienze e dei modi di lavorare che hanno caratterizzato l’accelerazione imposta dalla storia al XX secolo e che è ancora in corso. Comprenderanno le azioni della popolazione, dell’economia e della politica dietro questi cambiamenti e che hanno interagito con essi.
Vivranno l’emozione di trovarsi in una piazza affollata ad ascoltare grandi oratori; si sentiranno schiacciati dall’esperienza di due grandi guerre; si renderanno conto della durezza del lavoro in fabbrica, essendo sottoposti al ritmo della catena di montaggio; potranno immergersi negli abiti, nelle case e nelle cucine dei bisnonni, dei nonni e dei genitori, rivivendone la quotidianità; vedranno cambiare le campagne e le città; riscopriranno tutti i dialetti italiani, e molto altro ancora. Il Museo del Novecento è un luogo – alcuni l’hanno chiamato la “piazza” – dove gli italiani e tutti coloro che sono interessati all’Italia possono incontrarsi, esplorare le proprie origini e come si sono sviluppate le cose intorno a noi, nonché come proiettarle nel mondo. futuro.
Ville e Mulini
31 Maggio 2024Sono oltre 40 le ville antiche e 6 i mulini presenti nel territorio di Mestre, testimonianza e memoria di un rapporto importante e intenso tra città e attività agricole, di una vita sociale ed economica strettamente legata alla natura, alle acque, nonché dell’attenzione e dell’amore secolare della Serenissima per la Terraferma: Villa Erizzo, Villa Querini, Villa Zajotti, Villa Draghi, Villa Malvolti, Villa Bragadin, Villa Pezzana e tante altre già descritte mirabilmente da Carlo Goldoni, che verso la fine del Settecento definiva Mestre come una piccola Versailles. Molte le ville abbattute e demolite, come ad esempio Villa Gradenigo nel 1806, che sorgeva ove oggi si trova la caserma Matter, e Villa Zen ai Quattro Cantoni, demolita nel 1818.
I FORTI
31 Maggio 2024Tra Ottocento e Novecento, francesi, austriaci e italiani edificarono a Mestre diverse fortificazioni che, analizzate in un insieme unico con quelle edificate dalla Serenissima in laguna, formarono un’articolata cerniera difensiva. In terraferma si edificò un vero e proprio “campo trincerato”. Nei manuali di ingegneria militare ottocenteschi, con “campo trincerato” si definisce una serie di fortificazioni permanenti disposte attorno a un nucleo. Nel piano difensivo dell’esercito italiano di fine Ottocento Mestre era una piazza fondamentale poiché impediva eventuali marce verso l’interno del paese da parte di possibili invasori provenienti da Oriente. Il piano si sostanziava in diversi forti che si integrassero con quelli già esistenti. In totale i forti che compongono il campo trincerato di Mestre sono dodici. Da nord verso sud: Forte Pepe, Forte Cosenz, Forte Rossarol, Forte Mezzacapo, Forte Carpenedo, Forte Bazzera, Forte Gazzera, Forte Sirtori, Forte Marghera, Forte Manin, Forte Tron, Forte Poerio.